fbpx

I dazi Usa fanno paura. Castelli: “Occorre guardare anche ad altri mercati”

PISTOIA – Toccare con mano le conseguenze dei dazi che il presidente degli Stati Uniti ha applicato su una serie di prodotti europei, e quindi anche italiani.

Lo ha fatto in questi giorni Gaddo Castelli, presidente della Federazione Alimentare di Confartigianato Imprese Pistoia, che si trova a New York per lavoro.

“In questo momento – spiega Castelli - è stato colpito principalmente il settore caseario e il comparto dei salumi ma le cose possono cambiare di giorno in giorno. Comunque già ora a livello commerciale è un disastro. I dazi si ripercuotono sui prezzi aumentandoli di un 25%, per questo motivo i nostri importatori negli Stati Uniti hanno annullato ordini di vini francesi, spagnoli e tedeschi (colpiti dai dazi contrariamente a quelli italiani, per ora) per migliaia e migliaia di bottiglie ed il danno economico è immediato e tangibile”.

Una situazione complicatissima che gli imprenditori devono affrontare con strumenti nuovi, con azioni diversificate su altri mercati.
“Il Canada – spiega Castelli - potrebbe essere una soluzione interessante, anche se i consumi interni non sono paragonabili a quelli degli Stati Uniti. Per quanto riguarda il vino c’è un monopolio che gestisce gli acquisti ed è molto difficile entrare in quel circuito, specialmente se si è produttori indipendenti e di dimensioni medio-piccole”.

Si guarda a est.

“Un mercato non più emergente - osserva il Presidente - bensì consolidato per il consumo dell’agroalimentare Made in Italy è sicuramente la Cina dove però la concorrenza con gli altri paesi è estremamente agguerrita, ciò comporta investimenti ingenti che non tutti sono in grado di sostenere in un momento di così forte contrazione, oggi ancor più vista l’incertezza provocata dai dazi statunitensi”.

Quindi, pur guardando altrove, c'è la speranza che qualcosa cambi.

“Gli Stati Uniti – spiega Castelli - sono consapevoli che il loro potere d’acquisto è impareggiabile e a parer mio questo dazi verranno utilizzati dall’amministrazione americana come merce di scambio su tavoli di trattative future, come del resto Trump ha già fatto in svariate occasioni nel corso degli anni precedenti.

Ribadisco l’idea che solitamente l’allarmismo non è costruttivo ma in questo caso il contraccolpo a livello economico rischia di essere pesante per molti con ripercussioni importanti anche sul PIL nazionale già in difficoltà. Sarebbe utile trovare partnership con le Camere di Commercio di altre nazioni per fornire un supporto fattuale alle aziende che subiranno le conseguenze di queste azioni cercando di mettere in contatto i produttori con strutture interessate a inserire nel portafoglio prodotti nuovi”.